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Nelle chiese evangeliche stanno tornando a prendere piede pratiche non bibliche e superstiziose quali il potere di rimettere i peccati, il battesimo dei morti, l'unzione della bara con olio, l'intercessione dei morti a pro dei viventi.
Il potere di rimettere i peccati Un pastore ecumenico ha affermato che i ministri hanno ricevuto il potere da Dio di perdonare i peccati, giustificandosi con il passo di Giovanni 20:22-23, e che anche i preti, se sono figli di Dio, se sono nati di nuovo e hanno lo Spirito Santo, lo possono benissimo fare. Questo perché tale pastore ritiene che i ministri abbiano il compito di perdonare, non di conoscere i peccati. A ben vedere, quando Gesù disse: "Ricevete lo Spirito Santo" (Giovanni 20:22), i suoi discepoli non ricevettero il pieno battesimo con lo Spirito Santo, ma soltanto una misura d'unzione di Spirito Santo. Se si fosse trattato di battesimo dello Spirito Santo, Gesù poco prima di essere assunto in cielo non avrebbe detto: "voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni" (Atti 1:5). I discepoli ricevettero il battesimo con lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste (Atti 2:1-4). Ogni credente può rimettere (o perdonare) solo i peccati commessi contro di lui. In questo caso noi rimettiamo ai nostri debitori i loro debiti, proprio come viene detto nella preghiera del Padre nostro: "perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori" (Matteo 6:12). Rimettere i peccati al nostro prossimo infatti è un ordine di Cristo: "Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli. E se ha peccato contro te sette volte al giorno, e sette volte torna a te e ti dice: Mi pento, perdonagli" (Luca 17:3-4). Se colui che ha commesso il peccato contro un fratello non si pente, allora quel peccato gli sarà ritenuto, come ha detto sempre Gesù: "A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, e a chi li riterrete, saranno ritenuti" (Giovanni 20:23). Gesù infatti non ha detto di andare a rimettere i peccati agli uomini, ma di andare a predicare la remissione dei peccati nel suo nome: "[...] nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati" (Luca 24:47) e questo lo fece l'apostolo Pietro quando andò a casa di Cornelio a predicare, perché "chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati mediante il suo nome" (Atti 10:43). Gli apostoli, dunque, predicavano agli uomini la remissione dei peccati nel nome di Gesù Cristo, ma non rimettevano loro i peccati, perché quelli venivano loro rimessi direttamente Dio. Per quanto riguarda invece la remissione dei peccati che un credente commette dopo la sua conversione, essa viene ottenuta direttamente da Dio quando egli confessa i suoi peccati a Dio, secondo quanto è scritto: "Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità" (1 Giovanni 1:9). Gli apostoli non avevano il potere di rimettere i peccati ai credenti nel senso che intendono i pastori ecumenici o i preti; ciò è confermato anche da quello che dice Giovanni: "Figlioletti miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto; ed egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Giovanni 2:1-2). Giovanni fu tra coloro a cui Gesù aveva detto: "A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi", ma l'apostolo non disse ai credenti: "Se alcuno ha peccato, noi (apostoli) abbiamo l'autorità di rimuovere i peccati", bensì che "[...] noi (figliuoli di Dio) abbiamo un avvocato alla destra di Dio". Pertanto, un figliuolo di Dio deve ricercare la remissione dei peccati direttamente da Dio e Dio è fedele da concederla. Battezzarsi per i morti "Or uno dei malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi. Ma l'altro, rispondendo, lo sgridava dicendo: Non hai neppure timore di Dio, trovandoti sotto la medesima condanna? Noi in realtà siamo giustamente condannati, perché riceviamo la dovuta pena dei nostri misfatti, ma costui non ha commesso alcun male. Poi disse a Gesù: Signore, ricordati di me quando verrai nel tuo regno. Allora Gesù gli disse: In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso" (Luca 23:39-43). Battezzarsi al posto di persone che frequentavano la Chiesa ma morte prima che potessero battezzarsi in acqua non è una pratica biblica, ma apertamente in contrasto con gli insegnamenti di Gesù. "Altrimenti che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono essi battezzati per i morti?" (1 Corinzi 15:29) è un passo che non conferma tale eresia. Paolo stava confutando la tesi di quelli che rinnegavano la resurrezione e che seguivano la pratica di essere battezzati per i morti. Come questi falsi insegnamenti fossero pervenuti nella Chiesa non lo sapremo mai, però sappiamo che nella Grecia antica, quella dei tempi di Gesù, oltre il golfo di Saronico, vicino ad Atene, c'era un'antica città chiamata Eleusi, dove si praticava una religione locale (i cosiddetti "misteri eleusini", celebrati da Omero nell'Inno a Demetra); Cicerone ne era un iniziato (De Legibus 2. 14. 36). I riti di iniziazione di questa religione consistevano in lavaggi di purificazione, senza i quali nessuno avrebbe potuto sperare di essere benedetto nella vita dell'aldilà (Pindaro, Frammento 212). È degno di riflessione il fatto che l'apostolo Paolo, nel testo si riferisce a "quelli" e non a "noi", che sono battezzati per i morti, né Paolo si è identificato e né noi ci identifichiamo in "quelli", chi lo vuole lo faccia pure! Ma questa pratica è apostasia, la scrittura ci avverte: "Chi va oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, non ha Dio" (2 Giovanni 9). Questo viene praticato anche dai Mormoni! Gesù, infatti, istituì il battesimo in acqua per coloro che credono (vivi), e noi quindi dobbiamo ministrarlo solo a coloro che hanno creduto (vivi). L'unzione della bara con olio Per giustificare questa pratica si citano i seguenti passi: - "Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. E, stando ai suoi piedi, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l'olio profumato" (Luca 7:37-38).
- "Ora, trascorso il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome acquistarono degli aromi per andare ad imbalsamare Gesù" (Marco 16:1).
Entrambi i passi, però, non hanno nulla a che vedere con l'unzione della bara del defunto. Nemmeno l'estrema unzione praticata dalla Chiesa Cattolica non ha nulla a che vedere con i passi citati, poiché è il Cattolico moribondo o in coma a essere unto con olio per la remissione dei peccati, ma mai viene unta la bara. Tuttavia, il Nuovo Testamento ci dice con chiarezza chi debba essere unto con olio: i malati (Marco 6:13). Inoltre, l'apostolo Giacomo afferma: "Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani della chiesa, ed essi preghino su di lui, ungendolo di olio nel nome del Signore" (Giacomo 5:14). Non troviamo pertanto alcun riscontro né dell'unzione di chi è in coma né di chi è morto e il cui cadavere è in una bara! Intercessione dei morti per i viventi Il passo preso per giustificare quest'altra empietà si trova nel Vangelo di Luca: "Ma quello (il ricco) disse: Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch'essi in questo luogo di tormento" (Luca 16:27-28). Il ricco non pregava per i suoi fratelli (viventi), ma pregava Abramo (morto) affinché inviasse Lazzaro (morto) sulla terra per avvertire i suoi fratelli (viventi) che non peccassero più e non si ritrovassero nel fuoco eterno. La richiesta del ricco è antibiblica perché dimostra che il ricco, benché Israelita, non conosceva la Parola, proprio come oggi vi sono molti credenti che non conoscono (o alterano) la Parola di Dio. Cosa dice la Parola? La Parola dice che solo Gesù, morto e risuscitato, ha l'incarico di pregare per noi: "Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi" (Romani 8:34), "per cui egli (Cristo) può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro" (Ebrei 7:25). Pregare i nostri cari defunti è peccato di negromanzia: se essi sono salvati si trovano davanti al grande trono che osannano il Signore, com'è scritto: "Dopo queste cose vidi una grande folla [...] E gridavano a gran voce, dicendo: La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all'Agnello" (Apocalisse 7:9-10). I defunti sono quindi nostri intercessori? No! Eppure, secondo la teologia cattolica, i santi defunti "intercedono per noi presso il Padre". Ecco perché i pastori ecumenici hanno scelto di uniformarsi a un credo non scritturale! Ma noi credenti evangelici sappiamo che Gesù Cristo è il nostro unico intercessore! La Bibbia dichiara che non ve ne sono altri: "Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù" (1 Timoteo 2:5). Insegnare il contrario è una tradizione inventata dagli uomini, contraria alla Parola del Signore. Alleluia! |