| L'apostasia (VIII parte) |
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| Scritto da Il Pastore | |
| giovedì 04 febbraio 2010 | |
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Politica: sì o no? E quale deve essere l'atteggiamento del cristiano nei confronti delle autorità? Se non siamo chiamati a divenire politici, dobbiamo votare coloro che sono più vicini ai principi della Parola? Ci sono leggi che permettono l'adorazione degli idoli, la prostituzione, il divorzio, l'annullamento del matrimonio, le seconde nozze, l'aborto, l'insegnamento nelle scuole della teoria dell'evoluzione, la pubblicazione di riviste che incitano all'immoralità, la trasmissione di programmi televisivi depravati e ci sono leggi che puniscono coloro che predicano il Vangelo, proprio come avveniva durante il fascismo o come avviene oggi, in molte nazioni del mondo. In quanto cristiani, siamo chiamati a essere sottomessi e rispettosi, perché Paolo dice: "Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c'è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono sono istituite da Dio. Perciò chi resiste all'autorità, resiste all'ordine di Dio; e quelli che vi resistono attireranno su di sé la condanna. I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie; ora vuoi non temere l'autorità? Fa' ciò che è bene, e tu riceverai lode da essa, perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene; ma se tu fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; poiché egli è ministro di Dio, un vendicatore con ira contro colui che fa il male. Perciò è necessario essergli sottomessi, non solo per timore dell'ira ma anche per ragione di coscienza [...]" (Romani 13:1-5). Esortando i credenti all'ubbidienza, Paolo parla del dovere dei cittadini verso le autorità. Purtroppo è avvenuto e avviene che l'autorità, uscendo dai limiti ad essa assegnati e invadendo il campo della fede, abbia ordinato o ordini cose contrarie alla volontà di Dio. Similmente, il Sinedrio israelita impose agli apostoli "[...] di non parlare affatto, né di insegnare nel nome di Gesù" (Atti 4:18-19; 5:28-29,40); e come i magistrati romani comandavano ai cristiani di offrire incenso all'imperatore o di adorare gli idoli, così la Chiesa di Roma ha voluto e vuole costringere gli evangelici ad agire contro la loro coscienza rinnovata dal Vangelo. Quando il Sinedrio disse agli apostoli: "Non vi abbiamo severamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quest'uomo" (Atti 5:28), la risposta di Pietro, come quella che dev'essere per i credenti di tutti i tempi, fu: "Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini", ovvero ubbidire all'autorità suprema anziché a quella inferiore, che invece tradisce la propria missione. Nel corso dei secoli sono entrate in vigore leggi razziali o discriminatrici nei confronti dei cristiani, leggi che, ad esempio, impedivano l'esercizio della libertà di culto o che prevedevano specificamente il sequestro dei luoghi di culto e l'arresto dei fedeli. La Bibbia testimonia anche di questo (Daniele 6:7). Alcune leggi furono infatti emanate allo scopo di eliminare la presenza di cristiani e dei loro luoghi di culto: intere nazioni hanno perseguitato sistematicamente ogni forma di culto o di dottrina cristiana con arresti, torture, condanne a morte. Nell'antichità Jezebel sterminò i profeti dell'Eterno, ma Abdia nascose e provvide del cibo per essi, trasgredendo il comando della regina stessa (1 Re 18:4). Shadrac, Meshac e Abed-nego furono obbligati a prostrarsi davanti alla statua d'oro che il re aveva eretto nella pianura di Dura; ma essi, per non trasgredire la Parola di Dio, si rifiutarono di farlo e questo costò loro una condanna a morte (Daniele 3:1-30). Anche oggi, in diverse parti del mondo, essere cristiani significa essere esposti potenzialmente alla vergogna, se non addirittura alla morte. Pensiamo all'ex Unione Sovietica o all'Europa dell'est, alla Cina, ai cristiani copti in Egitto e a tutti quei paesi dove il cristianesimo è per legge considerato reato. Come deve reagire il credente a tutto questo? Con la preghiera e con la fede! I credenti non sono chiamati a condividere leggi razziali, con scopi di pulizia etnica o che impediscano l'esercizio della propria fede cristiana. Ciò non significa ribellione! In quanto cristiani, non possiamo condividere quelle leggi che dovessero essere contro la Parola di Dio: se la legge della nostra nazione dovesse riconoscere e tutelare le unioni e i matrimoni tra omosessuali, noi continueremo ad attenerci alla Scrittura, la quale non consente la celebrazione di tali unioni; se la legge permette l'aborto, noi esortiamo a non abortire; se la legge permette divorzio e seconde nozze, noi esortiamo a non divorziare e non celebreremo le seconde nozze di nessuno. Siamo chiamati a pregare per le autorità, affinché Dio le salvi, dia loro sapienza e le benedica, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in ogni pietà e onestà (1 Timoteo 2:1-2). Il profeta antico esortava: "Cercate il bene della città dove vi ho fatti condurre in cattività e pregate l'Eterno per essa, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere" (Geremia 29:7). I credenti sono persone che vivono in questo mondo pur non appartenendovi; sono pellegrini e forestieri su questa terra, perché sono sulla via che conduce nella patria celeste, di gran lunga migliore della loro patria terrena in cui vivono adesso; inoltre sanno che il loro Salvatore e Signore dichiarò davanti a Pilato che il suo Regno non era di questo mondo (Giovanni 18:36), quindi non cercano di stabilire un regno terreno sulla terra: ecco cosa insegna la Scrittura. Gesù sfamò una moltitudine di persone con solo cinque pani e due pesci: "[...] la gente, avendo visto il segno che Gesù aveva fatto, disse: Certamente costui è il profeta, che deve venire nel mondo. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo" (Giovanni 6:14-15). Perché Gesù rifiutò di essere fatto re? Avrebbe potuto accettare, dando vita al Regno di Dio di cui parlano i promotori della "teologia del dominio", un regno di pace e giustizia, in cui avrebbe avuto la collaborazione dei suoi apostoli, uomini santi e giusti. Eppure non fece niente di tutto ciò. Ascoltate, fratelli: Gesù Cristo non cercò di trasformare la politica nella società ebraica del suo tempo o nell'Impero Romano; non si diede neppure ad attività politiche e sociali, bensì predicò il Vangelo della grazia di Dio, esortando le persone a ravvedersi e a credere nell'Evangelo; venne per liberare le persone dai loro peccati e dal pesante giogo della legge mosaica, non dal dispotismo di Pilato o dell'impero Romano! Gesù non venne nel mondo per trasformarlo. Noi siamo discepoli di Cristo e siamo chiamati a seguire le Sue orme, quindi non dobbiamo darci alla politica per compiere delle riforme sociali, ma portare agli uomini la Buona Novella della grazia divina, affinché si ravvedano e credano nell'Evangelo e la loro vita sia trasformata. Ma coloro che insegnano la "teologia del dominio" esortano a avere il cuore nelle cose della terra, non in quelle del cielo! Costoro hanno voltato le spalle alla sana dottrina e si sono rivolti alle favole profane che vanno rodendo come la cancrena. Non ha forse detto Paolo che chi "[...] presta servizio come soldato non s'immischia nelle faccende della vita, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato" (2 Timoteo 2:4). Cosa pensereste se, nel bel mezzo di un combattimento, un soldato al fronte si fermasse e organizzasse un comizio o un matrimonio, le vacanze o l'acquisto di una macchina o di una casa, distogliendo così sé stesso e i compagni dalla missione che è stata loro affidata, mettendone a repentaglio la buona riuscita? Sicuramente non si tratterebbe di un buon soldato, ma di una persona su cui non si può fare affidamento! Non capisco, dunque, in virtù di quale motivo un soldato di Cristo Gesù in guerra contro il diavolo debba darsi alla politica in nome dell'Evangelo! Come potrebbe un soldato arruolato da Dio nell'esercito capitanato da Cristo continuare a piacere al Signore, se rinnegasse la missione affidatagli da Lui? |

| Salmi 27:3 |
| Anche se si accampasse un esercito contro di me, il mio cuore non avrebbe paura; anche se scoppiasse una guerra contro di me, anche allora avrei fiducia. |