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L'apostasia (X parte): il ministero pastorale delle donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Pastore   
mercoledì 03 marzo 2010
Il termine "globalizzazione" è sinonimo di relazioni a livello mondiale; lo stesso tipo di fenomeno, in ambito religioso, prende il nome di "ecumenismo": le chiese evangeliche (luterane, metodiste, battiste, valdesi, anglicane e pentecostali) discutono infatti intorno a vari principi dottrinali partendo dallo slogan "uniti nella diversità".

Questo ha portato a riconoscere alle donne l'accesso al ministero pastorale, spingendosi fino ad accettare come "pastore" donne divorziate e risposate. Questa è apostasia!
Da che parte sta la verità? Cosa dice la Scrittura in merito?

Confondendo i ruoli dell'uomo e della donna viene oscurata l'autorità della Parola di Dio e si ritorna al cosiddetto "oscurantismo medioevale".
Chi accusa Paolo di maschilismo è biblicamente ignorante; egli infatti scrisse: "non c'è [...] né maschio né femmina" in Cristo Gesù (Galati 3:28) e salutò sempre con grande rispetto e amore fraterno le donne nelle chiese alle quali scrisse: in Romani 16, la metà dei credenti salutati sono donne. Con la frase "non c'è [...] né maschio né femmina" l'apostolo Paolo si riferì ai salvati, i quali sono tutti uguali in relazione alla salvezza, siano essi pagani o giudei, bianchi o neri, schiavi o liberi, uomini o donne; però, non vi è alcun riferimento alla questione dei ministeri o dei ruoli nella chiesa!

Le inclinazioni evangeliche degli ultimi tempi stanno svilendo il messaggio biblico a vantaggio di quello strettamente teologico e filosofico. Un esame delle Scritture dimostrerà chiaramente che Dio, nella Sua sovranità, ha deciso di riservare alcune cariche soltanto agli uomini, come la scelta dei dodici apostoli, mentre assistiamo con indifferenza all'evoluzione di una società lontana da Dio e che a gran voce esalta le sue conquiste ingannevoli. Escludere le donne dalla guida della Chiesa sarebbe ingiusto e discriminante se venisse fatto dagli uomini per fini egoistici; ma se tale esclusione rientra nei piani di Dio, allora è bene fare attenzione e capire quello che la Parola di Dio dichiara per il bene di tutti, della famiglia, della chiesa.

Come credenti non possiamo accusare Gesù di discriminazione, anche se Gesù scelse solo uomini (gli apostoli) come fondamento della Chiesa. Domanda: tale scelta fu motivata dal costume del tempo oppure era il piano di Dio? Il fatto stesso che Gesù nacque maschio e primogenito non è un caso, ma si tratta del piano del Signore: Gesù doveva essere un "maschio primogenito [...] santo al Signore" (Luca 2:23). Come ultimo Adamo e secondo uomo, Gesù era l'antitipo di Adamo, e non di Eva; quindi, secondo l'ordine della creazione, Gesù doveva essere maschio, non poteva nascere donna, perché solo al ruolo del maschio è affidato il ruolo di comando e di autorità (1 Corinzi 11:3). Infatti solo Gesù Cristo è il capo della chiesa e il Re dei Re.

Durante il suo ministero terreno, Gesù istruì e scelse personalmente dodici uomini che chiamò apostoli (Luca 6:13). Non scelse delle donne e non le chiamò apostole. La scelta di conduttori maschi da parte di Gesù costituiva una conferma dell'ordine della creazione, come è presentato in Genesi 2. Prima di scegliere i dodici, Luca ci informa che Gesù passò l'intera notte a pregare suo Padre (Luca 6:12-16).
In qualità di Figlio perfetto, Egli scelse dodici uomini come suoi apostoli basandosi sulla guida di Dio e su principi divini, assoluti ed eterni.

Alcuni però sostengono che Gesù, per adeguarsi alla cultura del suo tempo, fu costretto a nominare solo uomini alla carica di apostoli, anche se in teoria avrebbe accettato apostoli donne. Questo pensiero è blasfemo e va contro la sana dottrina! Come si fa a pensare questo, quando Gesù era odiato dalla classe dirigente religiosa e politica di Israele (farisei, sadducei, scribi e dottori della legge), le quali spinsero la folla a chiederne la crocifissione?
Persino i suoi nemici dovettero ammettere che Gesù proclamava la verità di Dio, senza aver paura di nessuno e senza usare parzialità (Matteo 22:16).

Nel piano preordinato di Dio vi era l'intenzione di stabilire come fondamento della Chiesa dodici apostoli uomini, che idealmente si ricollegavano ai dodici figli di Giacobbe nonché alle dodici tribù d'Israele (Apocalisse 21:12-14).
Perché non venne scelta la figlia di Giacobbe, Dina, come capo stipite di una tribù d'Israele? Non avrebbe Gesù potuto scegliere sei apostoli uomini e sei donne oppure una donna per un ministero specifico per le donne? Ricordiamoci che Gesù agì secondo principi divini, secondo cui la donna dev'essere sottomessa all'uomo.

So che questa dichiarazione è forte e so pure che molti la detestano, ma Gesù ha scelto degli uomini per essere apostoli. Questo fatto non nega che egli onori le donne: ne ha soccorse molte, ha viaggiato assieme a donne, relazionandosi con loro in modo totalmente diverso da quello dei capi religiosi del suo tempo. Malgrado il suo profondo affetto e la sua grande amicizia nei confronti delle donne, egli scelse come fondamento duraturo della Chiesa solo degli uomini, come viene confermato da Paolo in due passi biblici: "edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare" (Efesini 2:20) e "[...] ora è stato rivelato ai santi apostoli e ai suoi profeti per mezzo dello Spirito" (Efesini 3:5).

Anche nella sostituzione di Giuda Iscariota, vennero presi in considerazione solo uomini, e non donne: "Bisogna dunque che tra gli uomini (Pietro non disse "le donne che ci hanno confortato economicamente") che sono stati in nostra compagnia per tutto il tempo in cui il Signor Gesù è andato e venuto tra noi,  [...] uno di questi diventi testimone con noi della sua risurrezione. Or ne furono presentati due: Giuseppe, detto Barsaba, che era soprannominato Giusto, e Mattia [...] per ricevere la sorte di questo ministero e apostolato, [...] e la sorte cadde su Mattia; ed egli fu aggiunto agli undici apostoli" (Atti 1:24-26).

Ma alla risurrezione il messaggio venne affidato alle donne: "[...] ma l'angelo, rivolgendosi alle donne, disse loro: [...] Egli non è qui, perché è risorto, [...] Presto, andate a dire ai suoi discepoli che egli è risorto dai morti; [...]". Perché nella scelta non furono comprese le donne (Matteo 28:5-7) che sostenevano economicamente l'opera di Gesù (Luca 8:1-3)?

I dodici seguirono fedelmente le indicazioni del loro Signore, designando sette uomini, quando si trovarono nella necessità di costituire un gruppo di diaconi (Atti 6:1-6). Sarebbe valido oggi comportarsi diversamente da come si comportò Gesù o da come agirono gli apostoli? No! Gesù scelse i dodici non perché fosse influenzato dal pensiero rabbinico intorno alle donne, né perché si fosse adeguato ai costumi di quell'epoca; egli conosceva benissimo la dottrina di Dio e la predicava con autorità: "la gente stupiva della sua dottrina perché egli li ammaestrava come uno che ha autorità e non come gli scribi" (Marco 1:22). Egli non scelse mai la strada del compromesso, spiegò sempre la verità: "Maestro, noi sappiamo che tu sei verace e che insegni la via di Dio in verità, senza preoccuparti del giudizio di alcuno [...]" (Matteo 22:16).

Possiamo pensare che esista qualcosa al di sopra della Scrittura che Dio ha dato all'umanità? I versetti sono chiari, nessuno ci può presentare un altro Evangelo oltre quello che ci è stato donato, né tanto meno esistono altri scritti oltre la Bibbia che abbiano pari autorità in ambito morale e spirituale (Galati 1:6-10). Bisogna seguire la strada della fede trasmessa una volta e per sempre ai santi (Giuda 3).

Lo Spirito Santo adempie (Giovanni 16) non va oltre le Scritture che abbiamo ricevuto e anche noi non dobbiamo andare oltre quello che è scritto, altrimenti sono guai (Apocalisse 22:18-19). Quello di confondere la profezia con l'insegnamento è un errore abbastanza diffuso; non cadeteci!
Paolo non ha detto: "Non permetto alla donna di profetizzare", perché questo sarebbe andato contro le parole di Gioele: "Le vostre figliuole profetizzeranno" (Gioele 2:28), ma ha detto una cosa differente, e cioè: "Non permetto alla donna d'insegnare". Dio ha assegnato agli uomini il compito di insegnare e ha dato loro autorità spirituale. Non perché gli uomini siano maestri più bravi delle donne, o perché le donne siano inferiori o meno intelligenti degli uomini, bensì perché Dio ha deciso che la Chiesa deve funzionare nel modo che piace a Lui.

Gli uomini devono dare l'esempio di essere guide spirituali tramite la loro vita e le loro parole. L'unica cosa che viene proibita alle donne è quella di insegnare pubblicamente agli uomini e di esercitare in tal modo autorità spirituale su di loro. Secondo la Parola, ciò significa che alle donne non è permesso di fare le "pastoresse"!
"Ma ho questo contro a te: che tu tolleri quella donna Jezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agl'idoli. E io le ho dato tempo per ravvedersi, ed ella non vuol ravvedersi della sua fornicazione" (Apocalisse 2:20-21). Non bisogna essere tolleranti, come l'anziano di Tiatiri nei confronti della donna che insegna.
Alleluia!

 
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